
Le recenti vicende italiane hanno dimostrato che lo Stato e le sue diramazioni territoriali (Regioni e Comuni), pur disponendo di tantissimi soldi (PNRR) non sono riusciti a fornire un servizio di qualità all’utenza nel settore del trasporto.
Il motivo è semplice e se vogliamo di facile intuizione, ovvero l’apparato pubblico non sa fare impresa. Quando si cimenta, infatti, lo fa in un sistema di monopolio o oligarchico ristretto, con scarsi risultati per l’utenza e per il contribuente.
In questo quadro consolidato negli anni, si aggiunge un’altra brutta notizia, ovvero la prossima fine dei soldi del PNRR ed una rimodulazione della spesa pubblica che favorisce altri settori (difesa) o altri non comprimibili (sanità).
Pertanto la mobilità pubblica, in crisi cronica, rischia di collassare se non interviene un radicale riassetto del trasporto pubblico collettivo, tale da valorizzare centinaia di aziende private del trasporto persone diffuse nell’intera penisola.
Come spesso avviene però, una brutta notizia funge da detonatore a nuovi modelli di impresa più moderni ed innovativi e cosa più importante meno costosi e più efficienti in grado di dare un alto servizio all’utenza.
Basti guardare a quello che è successo nel settore dei trasporti intraregionali attraverso le piatteforme Flixbus e simili, si è creato un servizio che funziona, che non importa spese allo Stato e che si autofinanzia creando utili d’impresa e posti di lavoro.
Nell’attuale struttura del trasporto pubblico collettivo i costi ricadono invece, quasi completamente, sulla contabilità pubblica, in quanto incapaci di generare ritorni economici dall’attività di impresa, ma con la privatizzazione del trasporto collettivo le amministrazioni sono chiamate in piccolissima parte a partecipare ai costi con notevole vantaggio per i contribuenti, che non devono partecipare a sanare, con i propri soldi, l’inefficienza dei servizi erogati.
Si pensi inoltre al futuro passaggio del trasporto al c.d. green, modalità promettente, ma che implica una complessità di gestione, controllo operativo, che difficilmente può essere raggiunto da un’impresa pubblica.
In conclusione possiamo ritenere che per motivi oggettivi il passaggio dal trasporto pubblico collettivo al trasporto pubblico privato non è più rinviabile ed è possibile oggi. Una rivoluzione dettata dalla necessità, una rivoluzione a tutto vantaggio dell’utenza e del contribuente.